Capaccio Paestum: Pierpaolo Mandetta insultato da un gruppo di omofobi con un “termine ” che ferisce il corpo e il cuore 

Attualità Pierpaolo Mandetta insultato da un gruppo di omofobi con un “termine ” che ferisce il corpo e il cuore 
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536 23/02/2021

 

Dispiace davvero tanto che nel 2021 possano essere pronunciati insulti omofobi. Soprattutto quando a pronuncirli sono dei ragazzi che dovrebbero essere il futuro del nostro paese, la nostra classe dirigente. C’è ancora troppo menefreghismo in giro, cattiveria e sopratutto ignoranza e a causa dell’ignoranza alle volte si ferisce l’anima e il cuore delle persone. E’ il caso di Pierpaolo Mandetta, scrittore originario di Capaccio Paestum che nella giornata di ieri ha ricevuto insulti da un gruppo di ragazzi. Pierpaolo ha condiviso la sua tristezza e amarezza per quella frase in uno scatto sul suo profilo Facebook ricevendo massima solidarietà per quanto accaduto. Un episodio che lo ha fatto tornare indietro nel tempo quando a 15 anni  i suoi compagni di classe lo prendevano in giro e gli rovinavano le giornate e l’esistenza. 

“Stasera, intorno alle 17:30, – scrive Pierpaolo- stavo lavorando nel Podere con un amico, ed è passato di fronte al casale un branco di sei ragazzi sui motorini. Passano sempre, ogni pomeriggio, con due cani sciolti, uno nero e uno marrone, ma in genere sono un paio di loro che arrivano fin lì. Stavolta c’era tutta la comitiva.

Pensando che io fossi in casa e quindi di non essere visti, uno di loro ha urlato “ricchion*”. Poi si sono accorti che invece ero nel parco e che li avevo riconosciuti, così hanno accelerato e sono usciti dalla campagna.

Penso siano tutti figli delle famiglie del Cafasso, il borgo di Capaccio Paestum in cui è situato il Podere. Non li conosco, non posso sapere se le loro famiglie sono di brave persone che non immaginano di avere figli di merda o se siano delle merde anche i genitori. Ma una cosa la so: credevo che non facesse più male. Di averla superata. Di essere un uomo che ha trasformato quei ricordi in cicatrici e che capisce che là fuori ci sono persone crudeli, bisogna solo resistere. Invece non è così.

Ho fatto finta di niente, ho chiuso gli attrezzi nel capanno, sono salito in macchina per tornare a casa e quando ho messo in moto sono scoppiato a piangere.

Come se non fosse passato un giorno da quei tempi in cui quei ragazzi di quindici e sedici anni mi chiamavano in quel modo  a scuola e mi rovinavano per sempre la vita. Come se avessi ancora paura, e adesso so che è così. Ho ancora paura del mondo.

Io so perfettamente cosa vuol dire essere gay in un paese di provincia. Discorsi sull’orgoglio e sul combattere vanno a farsi fottere quando intorno a te hai persone che fanno in modo che tu sia socialmente evitato, escluso o chiacchierato, o quando hai intorno uomini, padri di famiglia, che fanno della virilità un vangelo e conservano il fucile nel garage, per risolvere i problemi. So perfettamente che tante persone diranno cose del genere alle mie spalle, che penseranno che io faccia schifo e va benissimo. A me non interessa niente di avere il rispetto degli sconosciuti o l’accettazione da gente orribile. Ma di certo non posso sopportare di essere insultato a 33 anni, di provare di nuovo paura nel posto che diventerà la mia casa e mi darà un lavoro. Non posso essere colpito al cuore nel posto in cui vorrei sentirmi più al sicuro.

Pubblico questa foto senza vergogna, non importa se così mi rendo vulnerabile o ridicolo, perché ripeto che non è una questione di forza, di lotta o resistenza. Fa male e basta. È una violenza e non è giusto. E la pubblico affinché chi li conosce capisca il dolore che possono causare dei ragazzi di quell’età. Perché se lo fanno a me, vuol dire che lo faranno anche a scuola, e magari stanno distruggendo l’adolescenza a qualcuno come successe ai miei tempi”.

 E’ lo sfogo che Pierpaolo ha voluto condividere con tutti i suoi amici di Facebook. Pierpaolo una persona dall’animo gentile, buona, che ci ha fatto sempre sorridere con i suoi scritti, con i suoi racconti, le sue storie  ha ricevuto un’offesa che non meritava, un’offesa  che gli ha riaperto una ferita che non si rimarginerà così facilmente a causa della scarsa sensibilità e cultura di un gruppo di ragazzi senza educazione e senza rispetto. Un gesto da condannare e punire che non trova giustificazioni.