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Salute: Rubrica Nutrizione e Benessere. Colon irritabile e alimentazione: i consigli del nutrizionista

Attualità Rubrica Nutrizione e Benessere. Colon irritabile e alimentazione: i consigli del nutrizionista
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113 11/09/2020

 

Questa settimana per il nostro consueto appuntamento con la rubrica “Nutrizione e Benessere”, parliamo di un fastidio che colpisce numerosi italiani: la colite o sindrome dell’intestino irritabile. Proprio in questo periodo di cambiamento di stagione, di rientro dalle vacanze e di sbalzi di temperatura tra esterno caldo e interni raffreddati con aria condizionata, infatti, è più frequente il sopraggiungere di questo disturbo, soprattutto per chi ne soffre già in maniera cronica.  Il colon irritabile, chiamato popolarmente “colite”, colpisce il 10-15% degli adulti, soprattutto nei paesi occidentali e la popolazione delle aree urbane ed è più frequente nelle donne rispetto agli uomini. E’ un’affezione cronica-ricorrente funzionale (non dovuta a cause organiche dimostrabili) dell’intestino. Pur essendo una malattia benigna può compromettere la qualità della vita di chi ne soffre. Oltre il 20% delle persone colpite lamenta disturbi dell’evacuazione (diarrea alternata a stitichezza) con dolore e gonfiore addominale. Sono spesso presenti anche: emissione di gas, nausea, mal di testa, facile affaticabilità, depressione, ansia e difficoltà di concentrazione. Quindi è più corretto parlare di sindrome (insieme di sintomi) dell’intestino irritabile, una condizione molto frequente di alterazione delle funzioni intestinali che causa malessere generale e che può compromettere anche la capacità lavorativa. Non va confusa con le forme di colite infiammatorie, come le enterocoliti infettive, la colite ulcerosa e il Morbo di Crohn e la sua diagnosi è di competenza del medico che potrà anche consigliare la corretta terapia con farmaci sintomatici. L’eziopatogenesi è complessa, si ritiene che essa sia dovuta ad alterazioni della sensibilità e della motilità intestinale causate da fattori genetici e da fattori acquisiti, ovvero: ipersensibilità intestinale, stress psico-emotivo, dieta troppo ricca di grassi e scarsa in fibra, sedentarietà, intolleranze alimentari, etc… La correzione della dieta è importante e spesso, modificando le abitudini alimentari, magari eliminando alcuni alimenti sospetti e aggiungendone altri più adatti, la dieta bilanciata e personalizzata può ridurre o eliminare molti dei sintomi. In particolare è utile tenere un diario alimentare da riportare al professionista che potrà così programmare un regime alimentare personalizzato. La terapia dietetica generale della colite consiglia di fare pasti leggeri, poco abbondanti e frequenti; masticare lentamente; introdurre 1,5-2L di acqua naturale al giorno; praticare attività fisica regolare e moderata; preferire la cottura al vapore e la bollitura; valutare la propria sensibilità individuale agli alimenti. A questo proposito, tra i cibi che scatenano il dolore addominale alterando la motilità intestinale, ricorrono spesso caffeina, alcool, cioccolato, alimenti grassi (fritti, formaggi stagionati, sughi eleborati), bevande gassate, verdure crude, legumi e zuccheri. Si consiglia, inoltre, di aumentare gradualmente le assunzioni di fibra (almeno fino a 30 g al giorno), in modo da migliorare la peristalsi intestinale e regolarizzare l’alvo, prediligendo la fibra idrosolubile contenuta in frutta e ortaggi rispetto a quella insolubile, presente soprattutto in cereali integrali e legumi. Come già detto, gli alimenti sospettabili sono diversi da persona a persona, ma vi sono alimenti che generalmente possono dare più frequentemente disturbi, quali: latte intero bollente, formaggi freschi mal conservati (ricotta), dolcificanti artificiali contenuti in caramelle e dolciumi (sorbitolo, fruttosio, xilitolo), marmellate, frutta fresca troppo matura (albicocche, fichi, pesche, avocado, uva, pere e prugne), verdura con fusto duro o a foglie larghe (cavoli, cavolfiori, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano, carote), spezie irritanti (pepe nero, senape, curry), caffè, the, bevande a base di cola e contenenti caffeina, specie se gasate e troppo ghiacciate, alimenti congelati e scongelati e/o mal conservati. Al contrario, tra gli alimenti consigliati, troviamo: pane, pasta, riso, crackers; pesce (fresco o surgelato),  almeno tre volte alla settimana, preferibilmente cucinato alla griglia, al vapore, arrosto o al forno; carne rossa (scegliere tagli magli e senza grasso visibile): manzo, vitello, e carne bianca: pollo, coniglio, tacchino prediligerndo la cottura alla griglia, arrosto, bollitura, al forno; latticini freschi e yogurt, quest’ultimo se integrato con probiotici può agire positivamente sul microbiota intestinale; frutta e verdura tranne quella precedentemente indicata.  Negli ultimi anni, per contrastare i fastidi derivanti dai disturbi intestinali e soprattutto nel trattamento del colon irritabile, sta trovando grande applicazione la cosiddetta dieta a basso contenuto di FODMAP, ovvero oligosaccaridi, disaccaridi, monosaccaridi e polioli fermentabili, cioè carboidrati a catena corta poco assorbiti a livello intestinale, la cui riduzione è associata a un netto miglioramento della sintomatologia. Ma attenzione: per mettere in atto questa strategia nutrizionale, è necessario affidarsi a professionisti della nutrizione.