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Regione Campania: Sanità, la ripresa passa per le assunzioni

Attualità Sanità, la ripresa passa per le assunzioni
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271 08/07/2020

 

Rimettersi alla pari dopo la fase mergenziale e in un settore falcidiato da politiche di contenimento della spesa e mancato adeguamento delle dotazioni organiche, condizioni che già in regime ordinario non garantivano il mantenimento dei livelli essenziali di assistenza, con il Covid non si può che constatare un rallentamento grave e molto rischioso per tutti i cittadini salernitani. Ad oltre tre mesi si deve verificare che ad una prima sospensione di tutte le visite, della diagnostica e dei ricoveri, la riprogrammazione necessaria in coesistenza dei reparti multispecialistici per i malati Covid 19 e posti letto isolati passa per una serie di misure da mettere in campo senza le quali la situazione della sanità pubblica da difficile diventerà impossibile con grave rischio per il mantenimento dell’assistenza e con i conseguenti  irrimediabili danni per la popolazione salernitana. Prenotazioni ancora ferme e un sistema che già inadeguato mostra tutti i suoi limiti in una ripresa che sia omogenea e governata in maniera autorevole. A ciò si sommano le difficoltà e i ritardi nella ripresa delle attività. Preoccupa la condizione dei malati cronici e degli anziani fragili, già ampiamente penalizzati, ma anche di coloro che hanno dovuto rimandare indagini che avrebbero fatto scoprire patologie gravi per le quali i ritardi possono determinare un rischio determinate per le loro aspettative di vita. Si tratta di malati e potenziali tali portatori di cardiopatie, malati cronici e immunodepressi, malati oncologici già individuati e curati al 100 per cento in questo periodo poiché precedentemente diagnosticati, ma quanti hanno dovuto rinunciare ad un esame di indagine e quanto ancora dovranno aspettare. Sono milioni gli esami sospesi che già in regime ordinario avevano rallentamenti e ritardi non degni di un paese civile. Se è vero che la sospensione di tutte le attività economiche avrà risvolti ni prossimi tre anni, tale periodo è troppo lungo in sanità poiché in gioco è l vita delle persone. Si prevede una riduzione delle visite cardiologiche, le cui patologie si annoverano tra le principali cause di morte, con una contrazione che va oltre il 50 per cento, nel mentre se l’attività oncologica si attesta al 100 per cento, indagini che potrebbero avere un esito oncologico  se si continuano a rimandare gastroscopie, mammografie ed esami diagnostici radiologici con un crollo che si attesta a circa il 37 per cento il rischio che tutti questi esami saltano, mostra evidente il pericolo e l’incertezza che grava su tutta la comunità. I tempi necessari per ottenere prestazioni si raddoppieranno se non addirittura triplicheranno e anche per i ricoveri ci saranno cambiamenti importanti anche alla luce che le misure di prevenzione messe in campo da ora in poi saranno la regola poiché il monitoraggio necessario non sarà una routine difficile da scomparire che oltre ad allungare i tempi di degenza causerà una riduzione dei posti letto necessaria per il distanziamento da mantenere.

“La situazione da difficile ora è catastrofica se non si interviene – dichiara Pietro Antonacchio Segretario della CISL FP di Salerno – anche alla luce di quanto grava sulla sanità in termini di carichi di lavoro per quelle attività dai costi eccessivi che entrano obbligatoriamente tra quelle prestazioni assistenziali da garantire al fine di garantire il diritto fondamentale alla salute di tutti. Occorrerà allungare gli orari delle prestazioni sulleo 12 e 24 re, fare investimenti mirati in tecnologia, potenziare la rete di assistenza sui territori ristabilendo la prassi antica dei medici che vistano i pazienti, evitare prestazioni inutili che allungano i tempi di attesa e le relative liste ma soprattutto assumere immediatamente il personale sanitario necessario. Le aziende sanitarie salernitane lo stanno facendo, ma dando una sensazione di adeguamento precario, poiché vincolati alle disposizioni regionali hanno le mani legate. Nonostante ciò i manager Iervolino e D’Amato stanno cercando con tutte le difficoltà di una burocrazia lenta e farraginosa di potenziare gli organici. Mancano OSS, Infermieri, Ostetriche, Tecnici di laboratorio e di radiologia, medici e amministrativi oltre a tutti gli altri collaboratori sanitari. La crisi del settore che ha messo in luce l’emergenza mostra i imiti di una dotazione organica sottostimata nell’ordinaria amministrazione del settore. Sarebbe ora che si ricomincia a ipotizzare il fabbisogno di personale non con algoritmi da tavolo, ma valutando prestazioni, tempi di lavoro, complessità assistenziali e filiera dei servizi. Questa è la strada concreta che la modernità impone. Oltre ciò saranno solo chiacchiere e politica raffazzonata”.