La ladra degli sguardi: l’iperrealismo di Maria Antonietta Sparano

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L’iperrealismo è sicuramente una tecnica che in me suscita particolari emozioni: mi regala un grande piacere perché è in grado di meravigliarmi.
Credo che le radici di questo stupore possano affondare nel fascino che, da sempre, esercita sulle persone il trompe l’oeil: la pittura che riproduce il reale in modo da indurci a confondere l’opera con l’oggetto vero.
Per chi non lo sapesse, l’Iperrealismo, come tecnica, consente di riprodurre nei minimi dettagli un soggetto fotografato. Tralasciando tutte le analisi critiche che non sono di mia competenza, desidero semplicemente parlarvi di ciò che smuove in me l’opera di un’artista specializzata soprattutto nel dare enfasi alle pupille degli occhi.
Farò solo una breve premessa: ho conosciuto Maria Antonietta Sparano (più nota come Miretta) perché partecipò a una collettiva d’arte ad Agropoli presso la Libreria L’ArgoLibro e io subito rimasi estasiata dalla bellezza dell’opera che vi ripropongo in foto e in ritratto, preciso, però che la riproduzione delle immagini non essendo di buona definizione non possono dare la reale percezione della bravura di Miretta.
Osservando con attenzione “Il Guerriero” nelle magnifiche pupille dorate si scorge ciò che sta guardando. Gli occhi, più splendenti e veri del vero, inducono a una paradossale super-realtà: con la loro espressione ferita e truce, che li rende protagonisti alienati di una realtà sconcertante, rappresentano il fulcro che fa ruotare l’osservazione. L’occhio di chi osserva è calamitato da quello su carta, l’osservatore è rapito, è stupefatto: non se l’aspettava!
Ad un primo sguardo, chi osserva, pensa di avere sott’occhio una fotografia, poi resta spiazzato dalla realtà o meglio dall’incredibile riproduzione del vero.
Matite! Sono matite quelle usate dalla Sparano per ricreare l’immagine. Sono solo matite!
Sembra incredibile ed incredibile è. Lo sarebbe stato di sicuro lo scorso secolo.
L’Iperrealismo è l’esasperazione del reale. È la nuova arte dei giovani. È impeto creativo. È ciò che non c’era ed ora c’è.
Sinceramente penso che ci voglia davvero un’abbondante dose di coraggio per inoltrarsi nelI’Iperrealismo, perchè se l’opera non è assolutamente precisa, il risultato è certamente scadente. In questa arte del vero è assolutamente necessario avere una percezione della realtà molto definita e soprattutto raffinata per cogliere tutti i dettagli che un corpo comunque nasconde, ci vuole un enorme talento ed una tecnica perfetta. E ci vuole anima. Ci vuole amore. Dedizione è la parola magica. Ore e ore di lavoro, interi giorni, settimane per diventare la ladra degli sguardi.
La ricerca intensa di neutralità dell’osservazione è tale che l’Iperrealismo necessita assolutamente della fotografia degli oggetti anziché della più libera osservazione diretta, per garantire l’imparzialità della visione e il maggior anonimato possibile nella definizione del risultato.
L’Iperrealismo concerne la pittura tanto quanto il disegno a matita ed è quest’ultimo aspetto che mi piace di più. Per chi è alle prime armi l’obiettivo può apparire assolutamente irraggiungibile, ma secondo me è positivo e stimolante vedere dove si può arrivare con l’impegno, la costanza e la passione.
La ladra degli sguardi, così amo definire la Sparano, dichiara che si approccia a quest’arte per dominare i suoi demoni interiori e ci riesce e va oltre: li proietta nei suoi ritratti, negli sguardi, nella dilatazione delle pupille, che in alcune opere diventano albe, tramonti.
Caleidoscopio infranto e ricostruito è l’arte di questa giovane donna la cui produzione è sorprendente.
Attraverso la tecnica, Miretta svela l’anima, gli occhi (dell’osservatore e dell’opera) si attraggono come camamite, non meraviglierebbe se i ritratti d’improvviso si muovessero, se sorridessero o se iniziassero un pianto. Un lamento. Se davvero il demone interiore prendesse vita non ci stupirebbe: in fondo questi ritratti non riescono a celare la loro anima inquieta e la ladra degli sguardi ci appare malcelata in ogni sua stessa opera. È impossibile ignorare l’abilità della ritrattista. Lei mi spiega l’uso della matita bianca: un segreto degli iperrealisti che hanno necessità di far apparire, sparire, comparire le tinte. Tante gradazioni nelle sue opere, rivisitando la realtà, la ricreano stavolta meravigliosa.
Miretta c’è in ogni ritratto, Miretta è la ruga, è il nero, l’ombra. Miretta emerge dalle opere tutte riconducibili non solo alla stessa mano, ma tutte mosse da un’anima che non sa trovare rifugio diverso dall’Iperrealismo che è pura essenza d’arte.
L’anonimato non è raggiunto, ma appare raggirato, ingannato, superato, perché è inconfutabile l’attinenza al reale eppure innegabile è la visione del demone interiore che accomuna l’opera di Miretta come in un girone dantesco.
Da queste opere ci si aspetta il movimento, la parola. Il gemito o l’urlo.
I ritratti ci riportano all’amato Dorian Gray o ancora oltre all’eterno e meraviglioso Narciso sdraiato sul pelo dell’acqua. Qui, però, non vi è distorsione, non si tratta di un riflesso, eppure l’abbaglio c’è e ci spiazza, ci confonde.

M. Elena Esposito

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