Ipnosi non verbale, tecnica terapeutica che non ha nulla di pericoloso

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Anche da uno sguardo vengono trasmessi sostegni per migliorare la vita. Difatti gli occhi si consacrano strumento utile per determinati procedimenti di ipnosi. Le tecniche di induzione ipnotica sono svariate e lo stiamo apprendendo nel corso delle settimane grazie al validissimo supporto del dottor Vincenzo D’Amato (nella foto), ipnotista specializzato. Ma lo psicologo non si limita solo a darci informazioni generiche, anzi divulga palesemente il messaggio di quanto sia positivo l’apporto che l’ipnosi è capace di fornirci. Che si tratti di una sola seduta o di un percorso più lungo, la terapia portata avanti con queste tecniche conduce velocemente alla risoluzione di blocchi interiori e di malesseri simili. L’inconscio è in grado di reagire egregiamente alle problematiche, dunque dobbiamo concedergli fiducia ed ascoltarlo, privi di qualsiasi dubbio al riguardo. Con l’ipnosi si va a comunicare con la nostra parte non razionale e non è pratica scorretta. L’argomento di oggi verterà sull’ipnosi non verbale, da concretizzare attraverso lo sguardo e tocchi, tralasciando le parole. Attenzione a non confonderla, però, con la tecnica adoperata da malintenzionati, nel tentativo di trasportare in uno stato di trance qualcuno per poi farlo agire secondo la volontà di terzi e non della sua. In questo caso si potrebbe parlare di quella che, a detta di alcuni, viene definita l’ipnosi zingara: una tipologia specifica solitamente attuata dagli zingari; strategie mirate tramandate tra di loro. Categoricamente errato pensare ad un collegamento con l’ipnosi non verbale riconosciuta quale mezzo terapeutico, in virtù della quale la persona trattata non farà mai delle azioni non volute. Sceglierla o meno, sta alle valutazioni dell’ipnotista, in base alle finalità e Vincenzo D’Amato, counselor hypnotherapist, fermo restando che può essere utilizzata in ogni momento, la considera ideale quando si deve portare il soggetto in regressione: «Dove con una ipnosi verbale c’è una trance non molto profonda, con quella non verbale si riesce a scendere ancora di più, si va maggiormente in profondità a livello inconscio e quindi a generare delle reazioni più particolari. Chiaramente dobbiamo attenerci alle esigenze della seduta ipnotica». Insomma un metodo per debellare patologie, problemi seri e non per realizzare truffe, che purtroppo, come anticipato, vengono prodotte da tutt’altro. E allora nel momento in cui potrebbero tentare di farci una ipnosi zingara come possiamo eluderla? In che modo bisogna agire per non esserne vittime? «E’ un’ipnosi molto rapida, non verbale, anche se talvolta è messa insieme pure con il verbale – dice il dottor D’Amato – però nella maggior parte delle occasioni è appunto non verbale ed è una tecnica conosciuta da pochi». Il suo suggerimento per non finire nella trappola di malintenzionati è «di non avere mai un contatto nello sguardo dell’altra persona poiché è quello il mezzo. Ad ogni modo raccomando di non aprire assolutamente la porta a sconosciuti, a priori non incontrate estranei. Neanche per strada. Mi rivolgo specialmente agli anziani: non fermatevi a parlare con chi non conoscete, non vi fidate nemmeno se si presentano con un’immagine curata e dunque possono sembrare persone perbene, oppure se davanti casa vi bussano dichiarandosi carabinieri. Non aprite se non siete stati voi a chiamarli. Chiedete sempre il perché siano lì all’improvviso». Nel prossimo articolo lo psicologo Vincenzo D’Amato ci indirizzerà su come far fronte ad un certo tipo di delusioni.

MARITA MIANO

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