ATTIVITA’ SVOLTA E RISULTATI CONSEGUITI DALLA DIA GENNAIO- GIUGNO 2017

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La contestuale presenza sul territorio provinciale di organizzazioni di tipo camorristico con genesi e matrici criminali diverse, rende difficilmente praticabile una lettura unitaria del fenomeno, che verrà pertanto analizzato alla luce della sensibile diversità (geografica, storica, culturale, economica e sociale) che connota le diverse zone del salernitano. Sul piano generale, pur non registrandosi significativi cambiamenti rispetto ai semestri precedenti, le organizzazioni criminose di maggiore spessore e di più datato radicamento hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali” (traffico di stupefacenti in primis), sempre più incisive tecniche di penetrazione nel tessuto socio-economico, politico e imprenditoriale locale. Si tratta di un’interferenza finalizzata a controllare alcuni settori nevralgici dell’economia provinciale (costruzione di opere pubbliche, forniture di servizi, gestione dei servizi per l’ambiente) anche attraverso
il condizionamento degli Enti territoriali locali, come si dirà a breve con riferimento al Comune di Scafati. Come accennato, il traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti (acquistati da fornitori per lo più dell’hinterland partenopeo) risultano le attività delinquenziali maggiormente diffuse, assieme all’usura e all’esercizio abusivo del credito. Continuando nella mappatura dei clan, nell’area compresa tra i comuni di Eboli, Campagna e Contursi, dopo la disarticolazione dello storico clan MAIALE, si sono creati piccoli gruppi, alcuni guidati da ex affiliati al citato sodalizio338 e altri autonomi, che starebbero tentando di ritagliarsi uno spazio per il controllo e la gestione delle attività illecite339. Nel mese di aprile, la D.I.A. di Salerno ha eseguito, ad Eboli, un provvedimento di sequestro nei confronti di un soggetto già affiliato al clan MAIALE e poi passato al sodalizio FABBIANO-CAPOZZA, anche questo operante nella Piana del Sele.
L’ingente patrimonio accumulato era frutto di molteplici condotte criminose, tra le quali l’usura, praticata in danno di imprenditori in difficoltà, sottoposti, peraltro, anche a pesanti vessazioni in caso di mancati pagamenti. L’area compresa tra i comuni di Battipaglia e Pontecagnano vede invece protagonista il clan PECORARO-RENNA, gestito
da nuove leve impegnate ad acquisire risorse per mantenere le famiglie degli associati in carcere e conservare la leadership nella zona340. Sul territorio di Bellizzi è attivo il clan DE FEO, mentre il Cilento, pur non evidenziando sodalizi autoctoni
strutturati, attesa la particolare vocazione turistico – ricettiva, risulta esposto agli interessi dei clan napoletani.Il Vallo Di Diano si conferma zona d’interesse per sodalizi criminali di diversa matrice, essendo posto a cerniera tra
l’alta Calabria, la Campania e la Basilicata. Nel comprensorio sono operativi due gruppi criminali che mantengono rapporti di collaborazione con i clan dell’alto Tirreno cosentino e con sodalizi napoletani, autofinanziandosi con usura,
estorsioni, traffico di armi e di stupefacenti.

REDAZIONE

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