Tutti abbiamo lo stesso potenziale, però nella crescita rischia di essere inquinato

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Nessun essere umano nasce con una condanna sulla testa. Tutti noi ci affacciamo alla vita con il medesimo potenziale, poi se l’obiettivo viene centrato o meno dipende dalle influenze esterne e, ovviamente, dal carattere personale. Chi di base è più fragile è un soggetto maggiormente influenzabile, viceversa chi presenta un carattere forte difficilmente si lascia plagiare, tuttavia gli eventi della propria vita giocano un ruolo di enorme importanza. In questo articolo lo psicologo Vincenzo D’Amato (nella foto) smaschererà i principali meccanismi con i quali vengono attuate azioni che inevitabilmente influiscono sulla formazione di una persona, dopodiché spiegherà quali sono i contributi corretti da offrire, affinché si arrivi alla maturità tramite uno sviluppo a dir poco positivo: «Io faccio sempre un esempio nei miei corsi ed è quello della pulce: normalmente salta in modo naturale un metro/un metro e mezzo, perché appena nata deve essere capace di posizionarsi sul cane, per vivere da parassita su di esso. Se noi prendiamo una pulce e la mettiamo sotto ad un bicchiere il suo istinto sarà comunque quello di saltare nella misura in cui è programmata, quindi cosa succede? In pratica ogni volta che salta dà una testata al bicchiere, di conseguenza se è costretta a stare lì sotto per qualche anno, un po’ alla volta, man mano che salta e dà le testate, per non prenderne più si riprogrammerà con dei salti di altezza minore. Quando sarà liberata dal bicchiere, automaticamente salterà per tutta la vita nel modo in cui s’è riprogrammata. Uguale è per l’essere umano, chiedendo ad un bambino di pochi anni che cosa vuol fare da grande, il suo parametro lo porta ad identificarsi come un astronauta, un calciatore, una ballerina etc.». Nella fase di crescita invece dovrà confrontarsi con la realtà circostante, ovvero la comunità, la cultura, perciò potrebbe subire modifiche alle proprie aspettative perché è possibile che riceva messaggi depotenzianti, come nell’episodio del bicchiere sulla testa della pulce. Allora quel bimbo, che voleva fare l’astronauta, diventato ragazzino non darà più la stessa risposta ma potrebbe ambire ad una carriera di ingegnere, intanto «passato ancora qualche anno – continua il dottor D’Amato – in seguito ad alcune testate nel muro o sgridate dai genitori del tipo: “non ce la fai, non sei abbastanza capace” e ne sento tante di persone ragionare in tal maniera con i figli, le ambizioni si abbassano notevolmente, così a domanda precisa su quale professione voglia svolgere, il ragazzo, avendo raggiunto i 20 anni di età, dirà di voler fare il dipendente fino a ritrovarlo poi a 40 anni nel mondo del lavoro come operaio. Tutto ciò non accade perché alla nascita era incapace di essere un astronauta bensì per i determinati messaggi ricevuti». Il cuore pulsante dunque è l’ambiente dove vive. E non solo all’interno del nucleo familiare. Una buona responsabilità è affidata anche a chi è parte attiva nel suo sviluppo, ossia a scuola come pure nei centri di ricreazione o sportivi. Se una maestra o un coach, oppure un docente di danza, un preparatore atletico, etc. tende a classificare il bambino quale soggetto limitato, lui darà costantemente risultati ridotti, pertanto è necessario lavorare nelle istituzioni al fine di trovarci insegnanti o chi per essi, con una soddisfacente padronanza di comunicazione. E’ importante che i nostri figli siano seguiti da adulti in grado di comunicare perfettamente. Per questo motivo si suggerisce a coloro i quali hanno il compito di dare insegnamento, di sottoporsi ad una valida formazione su come si comunica e come si trasferisce il metodo. Il dottor D’Amato, autore di diversi corsi specializzati in tal senso, non ha dubbi sul ruolo del professionista: «un coach, un insegnante deve spingere sempre oltre il proprio allievo, convincerlo inconsciamente di potercela fare. Lanciando messaggi potenzianti, nel tempo creerà delle persone fortemente motivate a conquistare risultati importanti e ci riusciranno anche perché se l’inconscio se ne convince spontaneamente, razionalmente ce la farà di sicuro». Vincenzo D’Amato, essendo counselor hypnotherapist, nel prossimo appuntamento ci parlerà di quanto può essere utile l’ipnosi per chi soffre di vescica iperattiva.

MARITA MIANO

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