Riforma delle BCC, Marino: «Cambiare senza tradire»

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Il direttore della Banca di credito cooperativo di Aquara: «In atto una corsa al gigantismo che produce più miseria che ricchezza»

Nel disegno di legge “Milleproroghe” il governo ha inserito anche le modifiche alla riforma del credito cooperativo che impone alle 300 Bcc italiane di fondersi in una holding. Sull’argomento interviene Antonio Marino , direttore generale della Bcc di Aquara, sottolineando: «Aspettiamo adesso la conversione in legge entro il 23 settembre. Questo decreto migliora certamente tanti punti oscuri della legge del 2016. Si poteva fare di più e di meglio ma ci possiamo anche accontentare. Intanto è passato il principio che i burocrati di Francoforte non possono dettare legge a loro piacimento in casa nostra e senza avere alcuna contezza della realtà dei nostri territori. La legge sulle Bcc è stata fatta a tavolino e senza tener conto delle esigenze delle piccole imprese che rappresentano il 95% dell’imprenditoria locale». Marino, poi, aggiunge: «La controriforma delle Bcc introdotta da questo recentissimo decreto legge porta alcune novità fondamentali a cominciare da una maggiore premialità per le Bcc più sane. Vivaddio la meritocrazia non è più un tabù. La riforma Renzi aveva sostanzialmente commissariato le Bcc mettendole sotto la direzione ed il controllo di una Spa. Adesso passa il concetto che le Bcc sane possono continuare a gestirsi con maggiore autonomia senza chiedere ogni volta il “permesso” alla capogruppo». Sembra sfumare l’ipotesi di una moratoria, non ci sarebbe il tempo per adottare questa misura, dunque la riforma si farà subito. «Non c’è la moratoria di due anni come era stata chiesta da più parti ma c’è comunque una proroga dei termini di altri 90 giorni per l’entrata in vigore della riforma. Non è giusto che le Bcc finiscano sotto l’ombrello della Bce perché sono anche piccole e non possono essere trattate alla stregua di Unicredit. È certo che se non c’è una gradualità nell’intervento degli organismi di controllo, in relazione alla dimensione delle piccole banche, queste saranno fortemente penalizzate perché la burocrazia significa maggiori costi e le piccole banche hanno meno risorse da destinare alla burocrazia ». Marino, quindi, conclude sottolineando: «Le Bcc sono state finora una risorsa per il Paese. Nei piccoli Comuni dove sono insediate c’è uno sviluppo maggiore che negli altri comuni. Aiutiamole a stare meglio, aiutiamole a trovare economie di scala, aiutiamole a praticare meglio il localismo. Commissariarle significherebbe spegnerle e portarle a diventare dei meri sportelli della Capogruppo. In sostanza significa cancellare, senza motivo, 130 anni di storia del Credito Cooperativo».

C.S.

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