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Capaccio Paestum: Sergio Vecchio, il notturno visitatore…

Attualità Sergio Vecchio, il notturno visitatore…
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247 11/02/2021

Si dice che, in una notte d’inverno, fredda e buia, nasce un artista. Tutta l’aurea che avvolge, chi fa di questa strada il suo percorso, è, da sempre, avvolta dall’ombra del talento. Oggi è l’anniversario della scomparsa di Sergio Vecchio, che, 3 anni orsono, ci lasciò un po’ più soli. La vita è un ciclo, e il desiderio di tutti gli uomini, è lasciare un segno della propria presenza. In questo senso, l’artista, nasce e muore secondo vivendo questo desiderio più degli altri comuni mortali. Sergio Vecchio non si sottrae a tale destino, marchiando a fuoco quello che era il suo linguaggio, profondamente radicato nelle sue origini di uomo di Paestum. Il senso di appartenenza al luogo è stato il mantra di Sergio Vecchio, nella sua avventura solitaria che ne faceva un visitatore notturno, attento a quello che non compariva di giorno. I Templi, le bestie che si scorgevano solo al calare delle tenebre, illuminate solo dalle sue pennellate, che davano conto della loro esplorazione, alla ricerca di paesaggi e riti ancestrali, per conservarne la memoria.Paestum, come detto, è stata sempre la sua musa. La ricerca delle origini, dei luoghi, delle sembianze, da cristallizzare a futura memoria, ne hanno fatto il tratto distintivo, seppur non l’unico. Sergio, infatti, Dopo aver frequentato l’accademia delle belle arti di Napoli, si è speso nella ricerca, che lo ha portato in vari luoghi, uno dei queli è sicuramente la Sicilia, meta prediletta e sfondo coevo al suo linguaggio di prestare il paesaggio alla bellezza archeologica. Tante mostre e non solo di pittura, in cui eccelleva. La mostra contadina alla tenuta Vannulo nel 2015, forgia nell’astante, quello che è il suo mantra: Le origini di tutto che affondano le proprie radici nell’arte contadina. Piccole installazioni di Vanghe, zappe, torni, e tutti gli utensili che fermano nel tempo la tradizione degli agricoltori di ogni epoca. Il connubio con le sue opere pittoriche risulta formidabile. Sergio Vecchio aveva un sogno, il museo di ceramica itinerante alla stazione di Paestum. Luogo della memoria per eccellenza, dove tutti gli artisti che lo avessero voluto, avrebbero potuto usufruirne e lasciare un segno tangibile del loro passaggio, con un’opera donata allo stesso museo. Un’idea folgorante per un territorio che, secondo il suo pensiero, andava “Elevato” al rango che meritava. Questa storia ha avuto non pochi problemi, ma noi, nel nostro piccolo, ci facciamo voce e pensiero, affinché si torni sulla questione che potrà dare solo lustro e prestigio al nostro territorio. Il territorio che Sergio amava tanto, con i suoi animali sovradimensionati, gli occhi a fissare l’anima di chi guarda, nell’attesa del tempo che fu…