
Questa settimana per il nostro consueto appuntamento con la rubrica “Nutrizione e Benessere”, parliamo di un argomento tanto delicato quanto in continua crescita, ovvero i disturbi del comportamento alimentare (DCA) e del ruolo del nutrizionista nell’ambito di questi disturbi. Secondo il DSM-V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), possiamo definire i DCA come “disturbi della nutrizione e dell’alimentazione che hanno come risvolto un alterato consumo o assorbimento di cibo e che compromettono significativamente la salute fisica o il funzionamento psicosociale dell’individuo. Sono finalizzati al controllo del peso e della forma del corpo e sono associati ad una eccessiva valutazione degli stessi”. Alla base di questi disturbi vi è la dispercezione corporea, ovvero l’alterata percezione del corpo e comprendono, sempre secondo il DSM-V: la pica, il disturbo della ruminazione, disturbo evitante/restrittivo dell’assunzione di cibo, l’anoressia nervosa, la bulimia nervosa, il disturbo da alimentazione incontrollata e i disturbi dell’alimentazione non altrimenti specificati. Oggigiorno, i DCA stanno diventando una vera e proprio epidemia sociale, in Italia si stima che ne soffrano circa 3 milioni di persone, con circa 8500 nuovi casi l’anno, una prevalenza femminile ma con un aumento dei casi maschili. I comportamenti più tipici di chi soffre di un DCA sono il digiuno, la restrizione alimentare, le crisi bulimiche, l’utilizzo improprio di farmaci e l’eccessiva attività fisica mentre le cause sono multifattoriali, comprendenti fattori psicologici e biologici. I DCA possono compromettere seriamente la salute, instaurando una serie di alterazioni a livello degli organi e degli apparati del corpo, portando addirittura alla morte nei casi più gravi. Le recenti linee guida pongono l’attenzione sull’importanza dell’approccio multidisciplinare nella cura di questi disturbi attraverso la realizzazione di team composti da varie figure professionali: psicologi, psichiatri, medici, nutrizionisti, fisioterapisti, educatori e operatori socio-culturali che, a seconda della gravità dei casi, collaborano tra loro nella gestione ambulatoriale, nella riabilitazione intensiva, residenziale o semiresidenziale e nel ricovero ordinario. Il ruolo del nutrizionista nella strategia terapeutica va di pari passo con quello delle altre figure professionali coinvolte e nello specifico la riabilitazione nutrizionale prevede: la valutazione e il monitoraggio dello stato nutrizionale (recall 24h, diario alimentare, etcc.); indici antropometrici e calcolo spesa energetica (BMI, plicometria, circonferenze corporee, etc..); valutazione fisica, valutazione composizione corporea (BIA) con l’obiettivo di: migliorare lo stato nutrizionale e il peso corporeo affrontando il comportamento alimentare disfunzionale, ad esempio correggendo la malnutrizione tipica dell’anoressia; convertire le distorte convinzioni in tema di cibo in corrette abitudini alimentari; affrontare le condotte inappropriate di compenso; affrontare la restrizione dietetica cognitiva; correggere le conseguenze fisiche e psicosociali della malnutrizione; ripristinare le normali percezioni di fame e sazietà. In ogni caso, molta importanza riveste anche l’informazione e la prevenzione di questi disturbi con programmi di prevenzione familiare e scolastica in modo da facilitare anche la diagnosi precoce soprattutto in quei settori considerati più a rischio come ad esempio la moda. Nell’ambito della prevenzione, il nutrizionista può intervenire attraverso l’individuazione e la correzione delle scorrette abitudini alimentari, ostacolando la degenerazione verso il disturbo alimentare; indirizzando il soggetto e la sua famiglia verso un percorso riabilitativo più ampio e non solo nutrizionale ma che veda anche l’intervento, ad esempio, di uno psicologo; riducendo le manifestazioni negative dei DCA e prevenendo le ricadute, instaurando un rapporto di fiducia che porti alla realizzazione di un piano alimentare non imposto ma condiviso tale da, nell’ambito dell’approccio multidisciplinare, condurre al miglioramento dello stato di salute e della qualità di vita del soggetto.
Dott. Andrea Ricci
