
Nel 2014 molti Sindaci, tra cui anche Spinelli, indossarono la fascia tricolore e protestarono contro la realizzazione di un impianto a biomasse vegetale nel Comune di Capaccio al grido “SALUTE O BIOMASSE”.
Oggi, nel 2019 l’Amministrazione di Castellabate ha diramato un comunicato stampa con il quale, entusiasticamente, preannuncia l’installazione in località Maroccia (depuratori) di un IMPIANTO A BIOMASSE VEGETALI.
A farlo sapere attraverso un comunicato stampa è il consigliere di opposizione del comune di Castellabate Luigi Maurano.
Infatti il progetto denominato “ impianto di teleriscaldamento in cogenerazione a biomasse vegetali” è stato ammesso a finanziamento (494.166,63 euro) tramite fondi PSR 2014/2020.
È prevista, quindi, – continua Maurano- la combustione di scarti di origine forestale, agricola e agroindustriale (almeno ufficialmente). Attraverso questo processo si crea energia che servirà da un lato ad alimentare l’impianto stesso e dall’altro a far funzionare parte dell’impianto di depurazione (settore fanghi). Dal comunicato si evince che l’obiettivo principale è la riduzione dell’attuale spesa energetica del Comune.
Ma chi l’ha fatto diramare sa che dal 1 Gennaio 2019 questo costo di gestione è in capo alla Consac, gestore del servizio idrico integrato?
Ma aspetto ancor più importante è la presenza di numerose tesi che evidenziano come l’analisi del ciclo di vita (costruzione, esercizio e dismissione) degli impianti a biomasse vegetali possano essere dannosi per l’ambiente.
Il REATTORE DI CONVERSIONE dell’impianto che si vorrebbe realizzare a Castellabate è studiato per funzionare 24 ore al giorno per 7.500 ore all’anno. Va da sé che potrebbero non bastare gli scarti derivanti dalle due aziende agricole del territorio che hanno sottoscritto un accordo per la fornitura, con l’ipotesi che altre aziende non appartenenti al nostro Comune e con un’impronta più industriale possano venire qui a “scaricare” i propri scarti – sottolinea il consigliere-.
UN IMPIANTO CON 7 METRI DI CAMINO che, giorno e notte, sarà ATTIVO. Proprio a Castellabate, Bandiera Blu, uno dei borghi più belli d’Italia (2008) e Patrimonio Mondiale dell’Unesco (1999).
Per di più, un impianto installato in un’area che in questi anni, tra sequestri e criticità riscontrate, non è stata un esempio positivo di efficienza amministrativo-gestionale.
A CASTELLABATE NON SERVE UN IMPIANTO A BIOMASSE. Nessun altro Comune del Parco Nazionale del Cilento ha accettato.
Nessun beneficio economico, peraltro ad oggi tecnicamente inesistente, – conclude maurano-può mettere a rischio, anche solo potenzialmente, la salubrità di un territorio e dei suoi cittadini.
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